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Categorizzazione e costruzione del sé. I sistemi motivazionali

 

Secondo la teoria dell’attaccamento (Bowlby, 1969), il legame del bambino con la madre è il prodotto dell’attività di diversi sistemi comportamentali, che hanno come risultato prevedibile il mantenimento della vicinanza alla figura materna. Per figura materna si intende la persona che accudisce il bambino (caregiver), che di solito, ma non sempre, corrisponde alla madre naturale. infatti, le cosiddette cure materne possono essere fornite altrettanto bene da un padre, oppure da qualsiasi adulto che si prenda cura del bambino (ossia il caregiver), in psicologia esse sono definite cure parentali.
Bowlby, considera il comportamento di attaccamento come ciò che si manifesta quando sono attivati certi sistemi comportamentali.read more…

Presentazione del Servizio Di Urgenza Psicologica

Il giorno 10 dicembre 2017 alle ore 20:30
presso il Teatro Binario 7
Sala Picasso -Via Filippo Turati, 8 – Monza
Lo spettacolo teatrale Edipo Rap
preceduto dalla presentazione del SERVIZIO DI URGENZA PSICOLOGICA. Tale servizio, gratuito per i cittadini, è operativo per il territorio di Monza-Brianza . Il servizio viene svolto da psicologi psicoterapeuti volontari, disponibili nel fine settimana dalle ore 9 alle ore 21, quando non vi sono altre strutture territoriali aperte. Non occorrono prescrizioni mediche, basta fare una telefonata, parlare della propria condizione e seguire le indicazioni dello psicologo di turno.
Il concetto di Urgenza Psicologica è inscindibilmente associato a quello di Crisi, cioè la più o meno esplicita richiesta di aiuto dell’individuo che vive una condizione di profondo malessere psicologico.

L’intervento nelle urgenze psicologiche ha lo scopo di prestare ascolto alla persona che presenta chiari segni di scompenso acuto. L’urgenza è tale perché la crisi è quell’evento imprevisto ed inatteso, che conduce una persona domandare per sé un’azione immediata.

L’Intervento di Crisi ha per scopo quello di portare immediatamente alla risoluzione psicologica la crisi e di condurre l’individuo ad un migliore utilizzo delle proprie risorse e capacità personali.
CIO’ INTENDE EVITARE -PER QUANTO POSSIBILE- IL RICOVERO OSPEDALIERO, FATTORE DI RISCHIO PER IL PASSAGGIO DA UN EVENTO ACUTO AD UNA SITUAZIONE CLINICA DI CRONICITA’.
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Il termine crisi, non definisce solo una condizione di malattia acuta, ma soprattutto un processo che, attraverso una profonda revisione delle abitudini e progetti individuali, dischiude inaspettate possibilità di maturazione dell’intera personalità. Fondamentale è lo sforzo di cogliere il senso delle difficoltà, tradotte in sintomi, e di renderlo “leggibile” anche al paziente. I sintomi vengono accolti come messaggi di un disagio, l’emergere dell’irrazionalità come rivelazione di potenzialità interiori e aspetti sconosciuti della personalità.

La terapia cognitiva per il disturbo ossessivo-compulsivo produce incrementi nella connettività della rete neuronale del cervello

Il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) è una condizione  d’ansia abbastanza comune, caratterizzata da pensieri intrusivi e ricorsivi (ossessioni) e / o comportamenti stereotipati (compulsioni).

 La terapia cognitiva-comportamentale (TCC) per il DOC,  è un trattamento ben consolidato basato sulle evidenze scientifiche e molto efficace.  Le delucidazioni  sui meccanismi cerebrali della TCC potrebbero migliorare i trattamenti esistenti e aprire nuovi percorsi per migliorare la risposta al trattamento.

 Lo studio di   D Moody1, et al (Department of Psychology, University of California Los Angeles, CA, USA ; Department of Psychiatry and Biobehavioral Sciences,  UCLA, Los Angeles, CA, USA)  rivela che le connessioni incrementate tra specifiche regioni del cervello  possono compensare la disfunzione sottostante.

I ricercatori UCLA riferiscono che le persone con disturbo ossessivo-compulsivo, trattate con terapia cognitivo-comportamentale, dimostrano cambiamenti distinti nel loro cervello e il miglioramento dei loro sintomi.

Nello studio pubblicato (vedi), le persone con DOC sono state sottoposte a terapia comportamentale cognitiva quotidiana, per imparare a resistere più adeguatamente ai comportamenti compulsivi e a ridurre la sofferenza.  Nell’arco di  un mese, i soggetti hanno  sviluppato notevoli aumenti nella forza delle connessioni tra le regioni del loro cervello – ciò può riflettere   l’apprendimento, da parte dei partecipanti, di nuovi comportamenti non compulsivi e nuovi schemi di pensiero.

In questo  studio, i ricercatori della UCLA hanno valutato 43 persone con DOC che hanno ricevuto un trattamento cognitivo comportamentale  intensivo  (sia subito dopo che dopo quattro settimane di attesa) e 24 persone senza DOC che sono stati utilizzati come gruppo di confronto.

Tutti i partecipanti sono stati sottoposti a scansioni con uno strumento di neuro immagine chiamato tomografia  funzionale a risonanza magnetica, o fMRI: quelli con DOC sono stati sottoposti a scansione prima e dopo quattro settimane di trattamento e coloro senza DOC e che quindi non hanno ricevuto un trattamento sono stati registrati  prima e dopo le quattro settimane.  Quando gli scienziati hanno confrontato le scansioni cerebrali dei partecipanti che hanno ricevuto il trattamento “prima” e “dopo”, hanno visto un aumento della connettività – che può significare una maggiore comunicazione – tra il cervelletto e lo striato, e tra il cervelletto e la corteccia prefrontale. Le scansioni di persone senza DOC non hanno mostrato alcun cambiamento;  tra le persone con DOC che hanno atteso quattro settimane per il loro trattamento, non c’erano cambiamenti durante il periodo di attesa, dimostrando che i cambiamenti nel cervello non si verificano spontaneamente con il passare del tempo.

 La terapia cognitivo-comportamentale (TCC) è efficace per il disturbo ossessivo compulsivo DOC tuttavia, poco si capisce circa i suoi meccanismi relativi alla connettività della rete cerebrale. L’analisi statistica basata sulla rete ha rivelato un aumento di grandezza delle connessioni  del DOC in otto reti.

Gli aumenti più forti hanno coinvolto la connettività tra il cervelletto e il  nucleo caudato / putamen (questi nuclei prendono parte ai processi cognitivi ), e tra il cervelletto e l’area corticale prefrontale ventricolare dorsolaterale / ventrolaterale.  Una delle funzioni più importanti di quest’area è quella di pianificare il movimento volontario.

L’aumento della connettività è stato associato ad una maggiore resistenza alle compulsioni. 

La terapia cognitiva può comportare una maggiore integrazione tra le reti, sia all’interno che all’esterno delle regioni classiche cortico-striatali-talamo-corticali; quelle che connettono il cervelletto alle regioni striatali e prefrontali possono riflettere l’acquisizione di nuovi comportamenti non compulsivi diretti e modelli di pensiero. Tali risultati hanno implicazioni per identificare obiettivi per migliorare l’efficacia del trattamento e monitorare il progresso del trattamento.

 La rappresentazione della risonanza magnetica funzionale (fMRI) e la tomografia a positroni (PET) indicano che la TCC attenua l’iperattività fisiopatologica nelle regioni cortico-striato-thalamo-corticali.   

Tali effetti rappresentano obiettivi potenziali per una migliore efficacia del trattamento.

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Dott. Filippo Rodà

 Psicologo Psicoterapeuta

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