DEPRESSIONE

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Gli stati depressivi sono conosciuti da circa 2.500 anni, e molto di quello che sappiamo su di essi è già stato descritto dagli antichi medici greci e romani.

La depressione è un disturbo spesso ricorrente e cronico. Chi si ammala di depressione può facilmente soffrirne più volte nell’arco della vita. Mentre nei primi episodi l’evento scatenante è facilmente individuabile in un evento esterno che la persona valuta e sente come perdita importante e inaccettabile, nelle ricadute successive gli eventi scatenanti sono difficilmente individuabili perché spesso si tratta di eventi “interni” all’individuo come un normale abbassamento dell’umore, che per chi è stato depresso già diverse volte è preoccupante e segnale di ricaduta.

Un ricerca condotta dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) in 15 paesi (compresa anche l’Italia) ha evidenziato che la prevalenza dei disturbi depressivi tra pazienti di medicina generale varia dal 4% al 29% . E’ stata documentata anche una elevata co-occorrenza di disturbi psichiatrici e malattie organiche. Inoltre, i pazienti depressi presentavano una disabilità lavorativa e sociale più elevata rispetto a malattie come: l’ipertensione, il diabete, l’artrite, la lombalgia. (OMS, 1995)

Il disturbo depressivo può portare a gravi compromissioni nella vita di chi ne soffre. Non si riesce più a lavorare o a studiare, a iniziare e mantenere relazioni sociali e affettive, a provare piacere e interesse nelle attività. 15 persone su 100 che soffrono di depressione clinica grave muoiono per suicidio. Più giovane è la  persona colpita, più le compromissioni saranno gravide di conseguenze. Per esempio un adolescente depresso non riesce a studiare e ad avere relazioni,  quindi, non riesce a costruire il proprio futuro.

In questi ultimi 7 anni abbiamo vissuto un periodo di crisi economica e un aumento significativo di suicidi per “motivi economici”, le classi lavoratrici più colpite sono imprenditori e disoccupati, la perdita del proprio posto di lavoro, o il fallimento della propria azienda, sono un duro colpo; per molti significa la propria morte, senza via di scampo. In questi casi, spesso è presente una storia depressiva pregressa, che è il risultato di una situazione di difficoltà che toglie la possibilità di trovare soluzioni alternative e di chiedere aiuto.

L’episodio depressivo costituisce una delle esperienze peggiori che si  possono avere nella vita. Ci si sente senza speranza, senza poteri né risorse, completamente impotenti difronte alla vita e alle persone. Mancano le energie per fare qualsiasi  attività, fisica e mentale. E del resto niente sembra interessare più né in grado di dare piacere. Si guarda la propria vita e tutto appare un fallimento, un susseguirsi di perdite di cui spesso ci si sente colpevoli. Oppure si è convinti che la colpa sia degli altri, della vita, della sfortuna e ci si sente arrabbiati con tutto e tutti e si arriva a farsi terra bruciata intorno. L’isolamento è cercato e sofferto, e appare inevitabile.

Secondo il DSM 5 i disturbi depressivi includono: il disturbo da disregolazione dell’umore dirompente, il disturbo depressivo maggiore (che include l’episodio depressivo maggiore), il disturbo depressivo persistente (distimia) il disturbo disforico premestruale, il disturbo depressivo indotto da sostanze/farmaci, il disturbo depressivo con altra specificazione e il disturbo depressivo senza specificazione. A differenza del DSM-IV, il disturbo bipolare e disturbi correlati sono trattati separatamente. Questa distinzione è motivata dal tentativo di razionalizzare e facilitare le diagnosi e il trattamento; questo perchè i disturbi bipolare e depressivo sono le condizioni più comunemente diagnosticate in ambito psichiatrico.

La caratteristica comune di tutti questi disturbi è la presenza di umore triste, vuoto o irritabile, accompagnato da modificazioni somatiche e cognitive che incidono in modo significativo sulla capacità di funzionamento dell’individuo.

Con l’intenzione di provvedere alla preoccupazione relativa al rischio di sovradiagnosi e di trattamento del disturbo bipolare nei bambini, ai disturbi depressivi nei bambini fino a 12 anni di età, è stata aggiunta una nuova diagnosi, il disturbo di disregolazione dell’umore dirompente, che si riferisce al quadro clinico di bambini con irritabilità persistente e frequenti episodi di discontrollo comportamentale estremo. Ciò riflette la scoperta che i bambini con questa sintomatologia sviluppano tipicamente disturbi depressivi unipolari o distrubi d’ansia, piuttosto che disturbi bipolari, nel momento in cui entrano nella età adolescenziale o in quella adulta.

 

 

I Sintomi della Depressione

Il disturbo depressivo maggiore rappresenta la condizione classica in questo gruppo di disturbi. È caratterizzato da episodi distinti di almeno 2 settimane di durata (nonostante la maggior parte degli episodi abbia una durata considerevolmente maggiore) che comportano nette modificazioni affettive, cognitive e nelle funzioni neurovegetative e remissioni inter-episodiche.

I sintomi principali della depressione clinica sono l’umore depresso e/o la perdita di piacere e interesse per quasi tutte le attività che prima interessavano e davano piacere. Molto frequentemente si presentano l’anedonia (stanchezza, affaticamento, mancanza di energie) e la demotivazione. Oltre a questi sintomi, la persona depressa può soffrire di un aumento o una diminuzione significative dell’appetito e quindi del peso corporeo senza essere a dieta; può presentare rallentamento o agitazione motorie e disturbi del sonno (dorme di più o di meno o si sveglia spesso durante la notte o non riesce ad addormentarsi o si sveglia precocemente); può non riuscire a concentrarsi, mantenere l’attenzione e prendere decisioni. Il sintomo soggettivo prevalente è la sensazione di essere inutile, negativo o continuamente colpevole che può arrivare all’odio verso di sé; spesso sono presenti pensieri di morte o di suicidio, che possono andare da un vago senso di morte e desiderio di morire fino all’intenzione di farla finita con una vera e propria pianificazione e tentativi di suicidio.

 

Caratteristiche del disturbo

La caratteristica principale dei sintomi depressivi è la pervasività: sono presenti tutti i giorni per quasi tutto il  giorno per almeno 15 giorni.

Viene posta particolare attenzione alla distinzione tra la tristezza e il dolore fisiologico da un singolo episodio depressivo maggiore. Il lutto può indurre una grande sofferenza, ma non induce tipicamente un episodio depressivo maggiore. Quando si verificano contemporaneamente, i sintomi e la compromissione funzionale tendono ad essere più gravi anche la prognosi è peggiore in confronto al lutto non accompagnato da disturbo depressivo maggiore.

Lo stato emotivo che più caratterizza la depressione clinica è la tristezza. Si tratta di un’emozione basica, che si manifesta con modalità fisiologiche ed espressive tipiche, tra cui la possibile presenza di pianto e lamenti. E’ attivata dalla percezione e dalla rappresentazione della perdita di un bene e si associa ad un sentimento in cui prevale la sensazione di mancanza, fino ad arrivare in alcuni momenti, alla disperazione. La tristezza dispone ad un’azione specifica: ritrovare il bene perduto. A livello cognitivo, tale attitudine comportamentale si traduce in un significativo aumento della focalizzazione sul bene da ritrovare e in una sua conseguente diminuzione su tutto ciò che non lo è. Il pensiero è fisso sull’immagine mentale dettagliata del bene perduto e l’attenzione nell’ambiente è rivolta massimamente agli stimoli ad esso legati, mentre si tende ad ignorare tutto il resto.

 

L’intensità della tristezza deriva dal valore che la persona attribuisce al bene perduto e agli scopi compromessi da questa perdita unita alla valutazione della propria capacità di recuperarli e/o di sostituirli e/o di rinunciarci.

In particolare, quanto più irrinunciabili, irrecuperabili e insostituibili sono valutati il bene e gli scopi perduti, tanto più intensa e prolungata è la risposta di tristezza.

Se la persona valuta il bene perduto come dovuto e si rappresenta la perdita di tale bene come un danno ingiusto subito oppure come violazione di un diritto, all’esperienza di tristezza si accompagna quella della rabbia, con possibili sentimenti autosvalutativi.

Infine, se l’individuo si considera responsabile della perdita, ritenendo che avrebbe avuto la capacità di evitarla, proverà sentimenti di colpa con la disposizione all’azione di riparare, ma con un contemporaneo sentimento di scadimento dell’autoefficacia percepita.

Come si manifesta la Depressione

E’ raro che una persona depressa abbia contemporaneamente tutti i sintomi riportati sopra, ma se soffre quotidianamente dei primi due sintomi su descritti e di almeno altri tre è molto probabile che abbia un disturbo depressivo.   Spesso la depressione si associa ad altri disturbi, sia psicologici (frequentemente di ansia) sia medici. In questi casi la persona si deprime per il fatto di avere un disturbo psicologico o medico. 25 persone su 100 che soffrono di un disturbo organico, come il diabete, la cardiopatia, l’HIV, l’invalidità corporea fino ad arrivare ai casi di malattie terminali, si ammalano anche di depressione. Purtroppo la depressione può portare ad un aggravamento ulteriore, dato che quando si è depressi si ha difficoltà a collaborare nella cura, perché ci si sente affaticati, sfiduciati, impotenti e si ha una scarsa fiducia di migliorare. Inoltre, la depressione può complicare la cura anche per le conseguenze negative che può avere sul sistema immunitario e sulla qualità di vita già compromessa dalla malattia medica. I sintomi depressivi possono alternarsi, e a volte presentarsi in contemporanea, a sintomi di eccitamento (euforia, irritazione, impulsività, loquacità, pensieri veloci che si accavallano e a cui è difficile stare dietro, sensazioni di grandiosità, infinita potenzialità personale o convinzioni di essere perseguitati). In questo caso si tratta di episodi depressivi o misti all’interno di un disturbo bipolare dell’umore.

 

Le cause della Depressione
Come per altri disturbi psichiatrici non c’è ancora una letteratura sufficientemente robusta e condivisa sulle cause del disturbo. Per spiegarle si fa di solito ricorso a modelli di tipo bio-psico-sociali. In generale, si può dire che cause della malattia sono molteplici e diverse da persona a persona (ereditarietà, ambiente sociale, relazioni affetti  ve precoci, avere un caregiver depresso, lutti familiari, problemi di lavoro, relazionali, etc.). Le ricerche hanno scoperto due cause principali: il fattore biologico, per cui alcuni hanno una maggiore predisposizione genetica verso questa malattia; e il fattore psicologico, per cui le nostre esperienze (particolarmente quelle infantili) possono portare ad una maggiore vulnerabilità acquisita alla malattia. La vulnerabilità biologica e quella psicologica interagiscono tra di loro e non necessariamente portano allo sviluppo del disturbo. Una persona vulnerabile può non ammalarsi mai di depressione, se non capita qualcosa in grado di scatenare il disturbo e se ha relazioni buone e supportive. Il fattore scatenante è spesso qualche evento stressante o qualche tensione importante che turba la nostra vita e che è valutata il termini di perdita importante e non accettabile. Quindi si può trattare di un evento negativo di perdita (un lutto, la fine di una relazione, la perdita del lavoro, etc.) oppure un evento positivo ma sempre valutato come perdita (la nascita di un figlio che “toglie libertà”, la laurea in cui si perde lo status di studente, etc.) o la mancanza di eventi positivi per i quali ci si è impegnati tanto come per esempio una promozione. Mentre è piuttosto semplice individuare la causa che ha scatenato un primo episodio depressivo, lo è molto difficile quando gli episodi aumentano.